Magnetoterapia

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Nella magnetoterapia il paziente viene esposto a un campo magnetico costante o pulsante con un apparato speciale, allo scopo di alleviare determinati disturbi.

Il fenomeno del magnetismo era già noto ai popoli dell’antichità. I Cinesi utilizzavano magneti permanenti di ferro a scopi terapeutici, così come gli Egizi, i Greci e i Romani si servivano di magneti per il trattamento di diverse malattie. Nel XVI secolo Paracelso consigliava l’uso dei magneti nella terapia di numerose patologie.
Il primo campo magnetico artificiale, risalente alla fine del XIX secolo, fu realizzato convogliando corrente elettrica attraverso una bobina. L’americano Linus C. Pauling (1901-1994), due volte premio Nobel, sviluppò ulteriormente il metodo, dimostrando inoltre le proprietà magnetiche dell’emoglobina, che deve il suo colore rosso al contenuto di ferro.
La moderna magnetoterapia si fa essenzialmente risalire al medico tedesco Oskar Gleichmann, nato nel 1893. Nel corso degli anni Sessanta egli si dedicò allo studio degli effetti terapeutici dei campi magnetici, sviluppando una bobina di induzione in grado di generare un campo magnetico pulsante, con il quale trattava principalmente le fratture ossee. L’apparecchio di Gleichmann fu il precursore di tutti i dispositivi oggi comunemente usati per generare campi magnetici. Attualmente è possibile ricorrere alla magnetoterapia anche in maniera autonoma, indossando oggetti magnetici, come collane e amuleti.

La teoria dei campi magnetici viene indicata con il termine “magnetismo”. I campi magnetici si formano in presenza di magneti e correnti elettriche. Non si conoscono con precisione gli effetti dei campi magnetici sull’organismo, tuttavia è noto come il comportamento di alcuni animali venga influenzato dal campo magnetico terrestre (per esempio la direzione di volo di varie specie di uccelli migratori).
Secondo la teoria alla base della magnetoterapia, le diverse cellule dell’organismo e i singoli organi vibrano con oscillazioni elettromagnetiche differenti, seguendo uno schema che si modifica in presenza di cellule danneggiate o di organi malati.
Nella magnetoterapia il paziente viene esposto a vibrazioni esterne costanti o pulsanti. I campi magnetici agiscono sui fasci nervosi, generando correnti affini alle oscillazioni del corpo stesso. L’organismo malato entra così in risonanza con le vibrazioni percepite.
In questo modo le cellule indebolite si rinforzano, l’ossigenazione del corpo migliora e l’eliminazione delle scorie dalle cellule risulta intensificata. In generale la magnetoterapia stimola le forze di autoguarigione dell’organismo.

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